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Record Wahoo

(Acanthocybium solandri)

Zuytdorp Cliffs - Western Australia

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...Improvvisamente vedo a mezz'acqua qualcosa che sembra uno Spanish di buona taglia, una ventina di chili. Niente di eccezionale ma un bel pesce comunque. Gran fiato, veloce, e scendo. Faccio finta di ignorarlo e mi metto su una rotta che convergerà sulla sua una ventina di metri avanti. Il fucile è nella sagoma del corpo, non lo sto guardando che con la coda dell'occhio, la testa girata verso il basso per non far scintillare l'"occhio", la maschera. Lui mi guarda, molto poco incuriosito e accenna ad una vaga virata per venirmi a vedere. Io rispondo allontanandomi ancor più dalla sua, nuova, rotta. Adesso sono più vicino e lo vedo bene. Il corpo è affusolato, più di uno Spanish, molto più chiaro, la coda è perfino più grande di quella dello Spanish, è, deve essere, un Wahoo (Acanthocybium solandri). Mai visto dal vero, solo dalle immagini. So solo che è anche più difficile dello Spanish, meno incuriosibile e molto più facilmente spaventabile. In effetti la nostra rotta sta già divergendo. Io, assolutamente immobile e ormai nella zona di negatività, anche se orizzontale, continuo a scendere. Il fondo, a circa venticinque metri, è ora molto vicino. Tento una timida pinneggiata direzionale, appena appena le caviglie, e già lui si allontana. È al limite del tiro per il mio oleopneumatico, anche se ben pompato. Ci vorrebbe uno dei mostri australiani. Il momento della verità si avvicina velocemente, scandito dal battito rallentato del mio cuore. Lui, quasi immobile, scivola via, sempre scendendo. Si allontana, se ne va, improvvisamente realizzo. Senza più tempo né opzioni a disposizione tento il tutto per tutto, do due pinneggiate brusche, accelero, mi allungo tutto, ruotando il corpo fino a quel momento parallelo al Wahoo e sparo. Preso! In centro corpo. Mamma! Basso. È troppo basso. Non faccio in tempo a farmi balenare questi pensieri in mente che il pesce non nuota via, semplicemente scompare dalla visuale. Il mulinello srotola a tutta velocità i suoi cinquanta metri di sagolino bianco e io accenno a risalire. I metri sono tanti…
wahoo-2.jpg (32804 byte)Ora, intendiamoci, una volta sono addirittura riuscito a scottarmi la mano, sott'acqua e coperta dal guanto, cercando di frenare il mulinello che si srotolava troppo in fretta con l'altra estremità attaccata ad un tonno corposo che pesava oltre il triplo di questo pesce. Qui non riesco nemmeno a toccarlo, il mulinello, che la sagola di colpo finisce e vengo strattonato in avanti come se dall'altra parte ci fosse improvvisamente un motoscafo. Se per lunga abitudine non avessi ben stretto il fucile l'avrei perso immediatamente. Il cappuccio mi si dilata di colpo sotto la trazione e una secchiata di acqua gelata mi entra nella muta. Il boccaglio di colpo scompare dalla sua solita posizione a sinistra e lo ritroverò poi tastando convulsamente dietro la nuca. Il traino è tale che se non tenessi il viso perfettamente dritto la maschera mi verrebbe strappata. L'unica cosa che riesco ad accennare è irrigidire e angolare il corpo verso la superficie, come un alettone. In superficie. La respirazione è un'avventura, il boccaglio non c'è più, devo alzare il viso, cercando di superare la schiuma delle onde prodotte dal mio forsennato movimento. Non c'è nemmeno da pensarci a lavorare il pesce. Riesco solo a respirare a tratti, affannosamente, stare attaccato al fucile e preoccuparmi di dove mi tirerà 'sta locomotiva e per quanto tempo. Per fortuna di squali non ne vedo, per quel poco che riesco a vedere sott'acqua. In un momento di lucidità, in superficie, riesco ad arrotolare un paio di volte la sagola sulla canna del fucile per evitare che la trazione si scarichi solo sul mulinello. 
Per fortuna è partito controcorrente, vedo la barca ancorata sfilare a sinistra. Lo perdo, lo so che lo perdo. Sta tirando troppo, è preso in pancia. Non tiene. Lo perdo. Cerco di essere il più idrodinamico possibile, ho finalmente, brancicando, trovato il boccaglio e riesco a ragionare in maniera più lucida. Improvvisamente compie una grande virata e dà un po' di bando alla sagola. Cercando di tenere costante la pressione recupero speranzosamente. I guanti nuovi, regalo di Checco, hanno un grip eccezionale e riesco a guadagnare tre o quattro bracciate. Poi lui cambia ancora rotta e non riesco più a tenere la presa. Siamo da capo, anzi peggio perché le volte del sagolino sulla canna se ne sono andate e tutto il tiro si scarica sugli anelloni, surdimensionati e inox per fortuna, che legano il mulinello al fucile. Lo perdo. Sicuro. Litania a metà tra lo scaramantico e la preparazione alla più o meno inevitabile realtà.
Il sagolino si perde davanti, dritto nell'orizzonte altalenante delle onde viste da sotto, nascosto a tratti dalla schiuma.wahoo3-2.jpg (39904 byte)
Lui, il Wahoo, non l'ho più visto da quando gli ho sparato, ormai più di cinque minuti fa. Il cambio di rotta e l'imbando si ripetono. Riesco a recuperare. Ho in mano gugliate di sagolino, attento a non rimanere accalappiato. Il fucile galleggia in superficie, da qualche parte dietro, nella scia.
Nei vagabondaggi non so più dove sono per cui è con stupore che vedo qualcosa di bianco e dritto comparire davanti. È la cima dell'ancora! Siamo tornati indietro. Con una mano tengo disperatamente il sagolino, con l'altra cerco di recuperare l'imbando del fucile dietro. Troppo tardi. Di colpo sento che si arresta. Si è incastrato nella cima. Il cavetto, improvvisamente teso, mi viene strappato dalle mani. Lo perdo. Adesso è sicuro davvero. Ha un punto fermo su cui fare leva e strapperà tutto. Con una ferita in pancia andrà a morire in bocca al primo squalo. Peccato. Peccato. Tento l'ultima possibilità, è un rischio ma... Mollo tutto, tanto il wahoo4-2.jpg (25800 byte) pesce sta tentando di disancorare la barca, nuoto a razzo in superficie e raggiungo la cima dell'ancora. Disincastro con rabbia il fucile e tiro il sagolino di nuovo. Nessun peso. Lo sapevo. È andato. Parolacce. Tiro ancora. Improvvisamente sento un peso dall'altra parte ma nessun tiro. Mah! Tiro più  in fretta e di colpo vedo qualcosa sotto di me. Il baluginare di una pancia. Il pesce viene su piatto, morto. Ormai in incredulo orgasmo scendo e gli metto le mani in branchia. È mio! Risalgo estenuato. La barca è vicina (ma no), la corrente mi ci sta portando. Questo non mi fido a metterlo nella boa e a lasciarlo in acqua, cerco di metterlo a bordo. È troppo pesante e non riesco con un braccio solo a farlo scivolare sopra la falchetta. Allora salgo a bordo, tenendolo con un braccio in acqua e poi mi inarco e riesco, affannato, a farlo scivolare dentro. Come tocca il plancito l'asta, malamente piegata, tintinna e si stacca. Mi siedo. Ho il fiatone, la testa leggera ma ho finalmente il tempo di guardarlo.
È magnifico. La coda gigante è come in tutti i pelagici carenata. Non ha le mandibole pesanti dello Spanish e nemmeno le sue zebrature, è un ininterrotto, idrodinamicissimo siluro argento lucido. Nelle foto sarà impossibile evitare la "specchiatura" ma è fantastico, un vero pesce da Blue Water. Sono felicissimo!"

Luglio 1998

Riccardo A. Andreoli

The fish has been registered as a Western Australia State Record by the Australian Underwater Federation.

Il pesce è stato registrato dall'Australian Underwater Federation come Record dello Stato della Western Australia

 

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